Un commento all’Yi Jing, di Maurizio Albertini

MAURIZIO ALBERTINI

UN COMMENTO ALL’YI JING

INTRODUZIONE

L’Yi Jing, il Libro dei Mutamenti cinese, deve essere immaginato o rappresentato come una bussola che orienta la coscienza nel tempo, allo stesso modo che la bussola geografica la orienta nello spazio. La bussola che è il Libro dei Mutamenti possiede 64 direzioni (esagrammi) e ciascuna ha ulteriori 6 specifiche, le linee mutanti, nelle particolari configurazioni individuali, per un totale di 4096 situazioni (64×64). La rete che orienta la bussola magnetica è il campo magnetico terrestre, quella dell’Yi Jing orienta la coscienza individuale con la rete psicofisica dell’inconscio collettivo attraverso la sincronicità (la relazione di senso e di significato osservata dalla coscienza dell’io fra psiche oggettiva inconscia e mondo materiale che vibrano, risuonano insieme. v. C.G. Jung, La sincronicità, 1952, in Opere complete vol.8, Bollati Boringhieri ed.).

“L’idea fondamentale dell’Yi Jing può essere quindi espressa in una sola parola ‘risonanza’. E’ la risonanza fra un ego ricettivo, aperto, senza pregiudizi e preconcetti, che ha la percezione delle possibilità archetipiche, e le profondità della psiche espresse nelle risposte del libro attraverso una configurazione energetica e simbolica, l’esagramma.” (Joseph Cambray. Synchronicity. Nature and Psyche in an interconnected universe. Texas A & M University Press, 2009, pag. 69).

L’Yi Jing quindi entra in risonanza con la mente ricettiva di chi lo interroga, è la natura (cioè l’inconscio) che esprime il suo punto di vista risonando con la coscienza (sincronicità).

Si può anche affermare che gli esagrammi (e i numeri che ci permettono di raggiungerli attraverso un calcolo) sono analoghi agli archetipi dell’inconscio. Queste forze psicofisiche orientano la realtà, la descrivono e la strutturano, le danno un significato e organizzano la coscienza secondo strutture formali invisibili analoghe a quelle che creano la forma minerale dei cristalli o biologica dei corpi (campo morfogenetico, v. Rupert Sheldrake, La mente estesa, Feltrinelli ed. 2018; Arnold Mindell, Il corpo che sogna, RED ed. 1990) e sono ben descritte dalla mitologia, che è la narrazione universale degli archetipi, e dalla psicologia analitica: “Gli archetipi non sono determinati in funzione del loro contenuto ma solo della loro forma, e anche questo in grado molto limitato … La loro forma tuttavia, può essere paragonata al sistema assiale di un cristallo da cui dipende la struttura cristallina nel liquido-madre, benché essa non abbia un’esistenza materiale sua propria. L’aspetto del cristallo è determinato dalla specifica modalità di aggregazione di ioni e molecole. L’archetipo di per sé è vuoto, e puramente formale, niente di più di una possibilità di rappresentazione data a priori … Il nostro paragone con il cristallo è calzante in quanto il sistema assiale determina soltanto la struttura stereometrica e non la forma concreta di un dato cristallo. Quest’ultimo può essere grande o piccolo, e può variare indefinitamente a seconda dei suoi piani o per la crescita di due cristalli uniti. l’unico elemento che rimane costante è il sistema assiale, o meglio le invariabili proporzioni geometriche sottostanti…” (C.G. Jung, L’archetipo della madre, Bollati Boringhieri, 2025)

La coscienza umana è in effetti potenzialmente depositaria e riflesso dello spirito universale detto anche inconscio collettivo che la muove dal profondo. In termini psicologici si può dire che l’io riflette così l’archetipo del Sé (e non solo, riflette anche altri complessi e archetipi), centro psichico profondo analogo all’ATMAN dell’induismo e si collega e manifesta il Sé, ma non è il Sé, ne è una proiezione nella realtà spaziotemporale ordinaria.

Naturalmente la nozione di risonanza della coscienza con la rete psicofisica inconscia che permea l’ambiente sia esterno (‘materia’) che interno (‘psiche’) implica di riconoscere quello che la fisica moderna ha da tempo verificato: il fenomeno dell’entanglement, l’interdipendenza universale (che gli antichi alchimisti intuivano e percepivano come Anima Mundi o Simpatia di tutte le cose nell’Unus Mundus, in cui tutto è collegato e ha un senso, o come il Pleroma per gli Gnostici, altro modo di definire l’inconscio collettivo nel suo livello più profondo, psicoide).


A livello dell’Unus Mundus il tempo e lo spazio non sono lineari e la psiche si muove sostanzialmente fuori dai rigidi parametri della coscienza dell’io, fuori dalla storia insomma, negli strati della realtà dove regna la fisica quantistica e non la fisica classica (il livello del Sé psicoide secondo C.G. Jung, dove materia e psiche sono non ancora separati).
Bisogna dunque superare una visione lineare del tempo per acquisire una visione sferica. A partire dalle zone più centrali e profonde della psiche ogni istante appare immobile poiché là
è un eterno presente.

Entanglement e Rete di Indra. L’Yi Jing permette di accedere a questi livelli profondi, alla “Rete di Indra”, e così fornisce la risposta che arriva dal centro, dall’archetipo del Sé che osserva l’io che si muove nell’arena spaziotemporale del mondo come farebbe un occhio che lo scrutasse o uno specchio che lo riflettesse da una prospettiva aspaziale e atemporale. Il fenomeno della sincronicità ha del resto le stesse basi, è la manifestazione di una forza inconscia oggettiva psichica (archetipo nel senso junghiano del termine) nella coscienza del soggetto: la risonanza fra interno psichico ed esterno materiale:

“Nella scrittura buddista Ghirlanda di Fiori (Avatamsaka) l’interconnessione di ogni elemento spaziale e temporale del cosmo viene resa con l’immagine della Rete di Indra fatta di gioielli che riflettono ognuno tutti gli altri e inoltre i riflessi di tutti i gioielli in un gioiello, e così via, ad infinitum fino al potere dell’infinità e a un’infinità di poteri” (Giangiorgio Pasqualotto, Il Tao della Filosofia, pg.134, Luni ed. 2021).

La Rete di Indra è quindi una rappresentazione intuitiva antichissima dell’universo come ologramma, in cui ogni parte contiene sempre il tutto (come nelle immagini olografiche appunto), o come anche idea dell’uomo come microcosmo che riflette il macrocosmo, e viceversa.

“Un’altro campo di immagini archetipico è ‘la Rete di Indra’ dalla filosofia buddista indiana e cinese. Questa immagine è una delle metafore fondamentali della Hua-yen, o Scuola della Ghirlanda di Fiori: ‘Nel cielo del grande dio Indra si dice che ci sia una vasta e scintillante rete, più fine di una rete di ragno, che si estende fino ai luoghi più remoti dello spazio. Legato a ogni intersezione di questi diafani fili c’è un gioiello che riflette. Siccome la rete è di estensione infinita, i gioielli sono infiniti di numero. Nella scintillante superficie di ogni gioiello sono riflessi tutti gli altri gioielli, anche quelli degli angoli più remoti dell’universo. In ogni riflesso ancora sono riflessi tutti gli infiniti altri gioielli, così in questo processo le riflessioni delle riflessioni continuano senza fine’. Come già si è visto le monadi di Leibniz condividono la stessa immagine fondamentale, la sua tesi dello specchio afferma che ogni monade riflette tutte le altre, cioè che l’universo è un intero in se stesso. Un universo olistico, radicalmente interconnesso e riflessivo è un’immagine ricorrente dell’umanità e la teoria di Jung del Sé insieme a quella dell’inconscio collettivo offrono una lettura psicologica di questo modello archetipico. La sincronicità appare quindi una potente manifestazione del campo con le riflessioni risonanti fra fenomeni interni ed esterni”. (Joseph Cambray. Synchronicity. Nature and Psyche in an interconnected universe. Texas A & M University Press, 2009, pag. 44)

Una bella immagine di questa rete si trova nella descrizione di Barbara Hannah degli ultimi sogni fatti da Jung prima della sua morte: “ L’ultimo sogno che si conosce di lui lo fece qualche notte prima di morire. Ci è stato narrato da Ruth Bailey, che ebbe la gentilezza di scrivermelo in quei momenti:

1) Vedeva un enorme blocco di pietra rotondo posto su un piedistallo elevato e alla base della pietra erano scolpite queste parole: ‘E questo sia per te un segno di totalità e di unità’.

2) Molti recipienti, dei vasi di terracotta, sul lato destro di una piazza quadrata.

3) Un quadrato di alberi, le cui radici fibrose uscivano dalla terra e lo circondavano. C’erano dei fili di oro scintillante fra le radici.

Quest’ultimo sogno è molto bello. L’unità e la totalità di Jung gli vengono confermate e manifestate nel simbolo della pietra rotonda. I vasi a destra nella piazza sono anche pieni di senso se ci si ricorda che nell’Antico Egitto certe parti del corpo smembrato del dio Osiride erano conservati nei vasi, perché ci si aspettava che la resurrezione partisse da lì. …

Quanto alle radici, Jung dice in Ricordi, Sogni, Riflessioni:

La vita mi è sempre sembrata essere come una pianta che trae la sua vitalità dal suo rizoma; la vita propriamente detta di questa pianta non è per niente visibile, ma sta nel rizoma. Ciò che diventa visibile sopra il livello del suolo vive solo per un’estate, poi appassisce… Apparizione effimera. Quando si pensa al divenire e allo scomparire infiniti della vita e delle civiltà, se ne ricava l’impressione di vanità delle vanità; ma personalmente non ho mai perso il sentimento della perennità della vita sotto l’eterno cambiamento. Ciò che noi vediamo, è la fioritura, e quella scompare, ma il rizoma persiste.’

Il fiore moriva adesso; come ogni vita mortale, si rivelava essere ‘un’apparizione effimera’; e le radici eterne, che erano, anche loro, C.G. Jung, apparivano alla superficie e si dispiegavano sopra di essa e lo proteggevano. Questo sogno ci mostra con la più grande chiarezza che Jung moriva all’ora giusta, che si accingeva a venire ricevuto in questo rizoma che, lui aveva sempre saputo, era là, la sua vera vita, la sua vita invisibile. O si potrebbe dire usando il linguaggio di Ricordi, Sogni, Riflessioni, la sua personalità numero 1 moriva, ma il suo numero 2 rimaneva, immutato. … Jung morì nel pomeriggio di martedì 6 giugno 1961, alle quattro meno un quarto…

Il tempo passava e Jung continuava a comparire nei sogni e nell’immaginazione attiva come lo faceva da vivo; si vide allora che, in effetti, il rizoma – o la personalità numero 2 – non era stata minimamente alterata dalla morte. In verità la morte è un paradosso … non che ci si debba vedere qualcosa di parapsicologico o spiritistico. Ci è semplicemente impossibile di determinare in quale misura l’individuo Jung si trova coinvolto, perché, come è attualmente nella sua personalità numero 2, si trova totalmente aldilà della nostra esperienza e della nostra capacità di comprensione. L’aiuto viene forse da un archetipo che tutta la vita di Jung, il suo insegnamento, ha costellato così fortemente che appare nei sogni rivestito dal corpo di Jung, o parla con la sua voce… (Barbara Hannah, Jung: sa vie et son oeuvre, Dervy Livres, Paris, 1989, pagg. 427-430).

Yin e Yang. Yin e Yang non sono due principi statici o contrari ma due modi complementari della stessa realtà particolare. Bisogna sempre tenere presente che l’ideogramma di Yang rappresenta il lato al sole e quello di Yin il lato in ombra di una montagna o di una valle. Yin e Yang sono quindi complementari, due aspetti in continuo movimento e interscambio della stessa unità, il Tao. Uno non può esistere senza l’altro. Sono espressioni di una medesima realtà, la montagna o la valle non possono essere separate dal loro lato in ombra o dal loro lato al sole, così come questi non possono esistere separati dalla montagna o dalla valle. “Per l’uomo lo Yin e lo Yang non sono diversi dai genitori” (Chuang Tzu): senza genitori un individuo non può esistere e i genitori non sono tali se non generano un individuo, inoltre in un individuo agiscono sia il ‘lato materno/Yin’ che quello ‘paterno/Yang’. Il Tao quindi è essenzialmente costituito da Yin e Yang così come un individuo lo è dai genitori o dalle parti maschili e femminili che ne costituiscono la personalità (coscienza e inconscio, psiche e corpo ecc.). Lo Yin e lo Yang sono forze contrarie e complementari che si alternano continuamente (mutamenti, YI), regolate dal Tao, l’unità, e in nessun momento una può prevalere completamente sull’altra, distruggendo il suo contrario. Un eccesso di Yin si capovolgerà nello Yang e viceversa: per esempio nel massimo dell’inverno, al solstizio, la luce che sembra scomparsa ricomincia a crescere (Natale), nel massimo dell’ordine (esagramma 63) si preparano il caos e la confusione (esagramma 64)… Un’altra immagine può essere quella del ritmo cardiaco (Tao, norma, regola, ordine naturale) che si alterna in sistole (Yang) e diastole (Yin) che ne sono i due aspetti o del respiro che si alterna in inspirazione e espirazione, o del sonno/inconscio che si alterna alla veglia/coscienza entrambi aspetti di una unità, l’essere umano, che li manifesta in maniera alternata e complementare diretta dal Sé, regolatore delle funzioni psicosomatiche. Questo rapporto fra Yin e Yang, aspetti dinamici del Tao o ordine della natura, agisce anche ai più semplici livelli della vita quotidiana e opera nei processi biologici e psicologici più elementari: spiega l’alternarsi del giorno e della notte e quello delle quattro stagioni (che ogni trigramma ed esagramma descrivono poi graficamente in dettaglio con l’alternarsi di linee piene/Yang o spezzate/Yin ), indica la via da seguire negli affari politici e nelle questioni sociali, regola gli equilibri della vita psichica e morale oltre a quelli dello sviluppo biologico. La complementarità empirica di maschio e femmina dipende dalla complementarità universale di Yin e Yang, ma a sua volta volta, la complementarità di Yin e Yang è possibile perché Yin e Yang sono due modi di essere dell’unico e medesimo Tao.

Il Libro dei Mutamenti in ultima analisi consente una rappresentazione grafica dell’alternarsi di Yin e Yang e descrive come si configura il Tao (l’ordine della rete psicofisica universale ma inconscia per il nostro io) in una data circostanza. In sintesi: fermezza (Yang) senza flessibilità (Yin) sarebbe durezza e flessibilità (Yin) senza fermezza (Yang) sarebbe debolezza; il Tao, il Giusto Mezzo, è l’unione armonica delle due energie. Lo Yin dunque non va mai senza Lo Yang che sono l’una e l’altro i due aspetti di una sola e stessa realtà in un va e vieni permanente (mutamento, Yi) che impedisce di congelare o fissare la circolazione del soffio vitale in un faccia a faccia senza sbocco e che preserva la corrente alternata della vita, il carattere relativo di ogni realtà.

L’esagramma è la descrizione di questo continuo alternarsi di Yang e Yin, è una configurazione energetica, una immagine di come si uniscono caldo/freddo, luce/buio, azione/inazione, coscienza/inconscio in quel particolare momento; è uno specchio di una realtà nascosta energetica, di una rete sottesa alla realtà evidente e manifesta, di un archetipo appunto.

Una caratteristica del pensiero cinese è la distinzione fra virtuale e manifestato, nascosto e apparente, invisibile e visibile. Sul piano della manifestazione l’esagramma mostra il funzionamento della situazione (Yong) come se si descrivesse il ritmo delle stagioni (per esempio: Adesso siamo in inverno, stai fermo! – prima linea dell’ esagramma 2 ) o il ritmo ciclico delle attività umane (per esempio: Siamo in inverno, non visitare il paese. -Esagramma 24, Grande Immagine). Ma il fondamento costitutivo (Ti) che è al cuore della condizione nascosta dell’uomo viene descritto nel nucleo (esagramma nucleare), noi diremmo nella psiche inconscia: il saggio è colui che è attento al “sottile“, ai “germi” (= ai complessi psichici o agli archetipi inconsci) che sono in azione in una realtà dove ordine e disordine si alternano senza posa e si spartiscono il potere.

Tradizionalmente le sei linee dell’esagramma sono state divise in questo modo: le prime due dal basso sono la TERRA, rappresentano cioè le radici dell’uomo, i suoi istinti, il corpo, le due centrali sono l’UOMO, cioè il livello dell’anima, del sentimento, delle emozioni, del cuore, le due superiori sono il CIELO, gli aspetti spirituali, il pensiero (in negativo: il mentale). È quella che viene definita La Grande Triade (Cielo, Uomo, Terra), i tre livelli della realtà (Spirito, Anima, Ego, o ancora: inconscio collettivo, inconscio personale, coscienza dell’io) che solo sono riuniti nel Re (Wang) che è l’uomo capace di unire i tre mondi e di rendere manifesti i collegamenti dei tre livelli alla gente (era la funzione del Pontefice Massimo per gli Antichi Romani: costruire ponti fra il mondo spirituale e quello materiale era un’attività sacra).

Constatando lancio dopo lancio di monete (per calcolare l’esagramma di risposta alla domanda fatta) che il caso da solo non è il vero motore delle risposte ci si accorge dell’intelligenza profonda e distaccata in azione attraverso il Libro dei Mutamenti.
Tradizionalmente il lancio delle monete era associato al volo temporaneo di un piccolo e leggerissimo uccello, il rigogolo giallo, che si posa dove la sua natura vuole che si posi manifestando quindi la spontaneità del Tao, della Via e ordine nascosto della Natura (la rete della interdipendenza, la risonanza fra psiche e mondo, l’entanglement che significa intreccio, interconnessione).

Le monete volano quindi come il rigogolo giallo (lo Spirito, il cui simbolo è anche un uccello) e si posano dove il Tao vuole che si posino secondo l’ordine naturale spontaneo che la situazione energetica psicofisica esige in quel dato momento. Da qui la precisione straordinaria delle risposte: in realtà ci sta rispondendo come in un sogno il nostro inconscio (o se si preferisce l’archetipo del Sé che giace nell’inconscio).

Le monete si posano dunque in una rete energetica e ci permettono di vederla per un istante come se venisse accesa, toccata in quel dato punto, come se si mettesse una lampadina elettrica in un certo posto di una rete elettrica o un ago di agopuntura in una rete di meridiani di energia ottenendo un preciso effetto nel corpo umano.
Nella fisica moderna si direbbe: esse fanno collassare la funzione d’onda, cioè in una data situazione potenziale di onde di energia, di sovrapposizione di vari stati quantistici di probabilità che un certo evento accada e che ancora non si sono manifestati nella realtà materiale, il lancio di monete, la richiesta della coscienza fatta all’inconscio, fa precipitare la situazione e la rende visibile, la manifesta mentre prima era inconscia.

Questo permette alla coscienza di vedere, di decidere, gli conferisce maggiore libertà collegandosi all’inconscio (funzione trascendente = l’unione di coscienza e inconscio = coniunctio alchemica). È ovvio che se sono in grado di percepire l’aspetto nascosto e inconscio della realtà che mi circonda (con tutte le sue probabili situazioni sovrapposte non ancora definite completamente ma sul punto di esserlo, i vari futuri possibili potenziali che ancora non si sono coagulati in un solo futuro fissato dalla mia decisione, dalla mia scelta cosciente) io acquisisco non solo maggiore consapevolezza ma anche una maggiore libertà: so dove posso o non posso andare, cosa posso o cosa non posso fare.

Uno. Mentre per i cinesi lo spirito, l’UNO, giace come un drago in fondo alle acque abissali (come Poseidone/Nettuno con il tridente, cioè la potenza del TRE, che abita le profondità marine) e poi risale dal basso verso l’alto fino alle vette del cielo, per noi occidentali esso cala dalle profondità abissali del cielo (come Zeus/Giove, il dio celeste che usa il fulmine e il tuono, l’istante eterno che fa irruzione nella realtà del mondo e così uccide il tempo e la legge, cioè il padre Crono/Saturno che lo ha generato. Detto in altre parole: senza un io che vive nello spaziotempo non può emergere alla coscienza il Sé eterno, questo è il significato del ‘Figlio dell’Uomo’ di cui parla il Cristo riferendosi a se stesso, è il Sé che avendo bisogno di essere portato alla luce dall’io, dall’uomo, nasce in lui, emerge dall’inconscio…).

In realtà sia le profondità dell’oceano che quelle del cielo sono entrambi simboli dell’inconscio collettivo, delle profondità psichiche che abbiamo dentro, abitate dal Drago, dallo Spirito Santo, da Poseidone o Zeus, tutti nomi per la stessa potenza creatrice e organizzatrice, l’UNO, detto anche Impulso o Slancio Creativo nell’Yi Jing.

CONCLUSIONI

“Oggi Dio è il nome con cui io definisco tutte le cose che incrociano la mia strada violentemente e sconsideratamente, tutte le cose che sconvolgono le mie visioni soggettive, piani e intenzioni e mutano il corso della mia vita in meglio o in peggio” (Jung intervista del 1961 in Good Housekeeping Magazine citata in Edward EDINGER, EGO AND ARCHETYPE, pag 101, Shambala ed. Boulder, Colorado, 1992). Tutto è quindi permeato di significato psichico e e ha connessioni nascoste con forze trascendenti transpersonali (psiche oggettiva, archetipi dell’inconscio collettivo). Tutto è in relazione con schemi e poteri transpersonali che noi percepiamo dal punto di vista limitato della coscienza dell’io come ‘caso’ (Casus, ciò che cade dal cielo, dono di Ermes) ma che rispondono a un ordine, a una rete di collegamento, dotati di senso che possono essere conosciuti attraverso i simboli e i numeri del Libro dei Mutamenti, forze psichiche oggettive trasformate in senso soggettivo, proprio come i sogni quando vengono compresi e integrati nel mondo della coscienza.

Alcuni commenti all’Yi Jing di Marie Louise Von Franz e Carl Gustav Jung

Da: Marie Louise Von Franz, Projection and recollection in Jungian Psychology,
pag. 162-3:

“…Il 24° capitolo dell’Yi Jing, il libro cinese di Saggezza, porta il titolo ‘Ritorno’ (Il punto di svolta) e descrive benissimo questo atto di arrivare-alla-coscienza o di trasformazione. Descrive il momento del solstizio d’inverno: “La luce potente che era stata scacciata ritorna” in un movimento naturale, che sorge spontaneamente. “Tutto torna a se stesso nel momento giusto”. Il movimento ricomincia. “Il ritorno conduce all’auto-conoscenza”. Al suo inizio la luce deve venire rinforzata dal riposo. “Il ritorno della salute dopo una malattia, il ritorno della comprensione dopo un estraniamento: tutto deve venire trattato con gentilezza e con cura all’inizio.” Le singole linee dell’oracolo quindi descrivono il tipo di atteggiamento morale che una persona deve avere in quell’istante: “Il ritorno sempre richiede una decisione ed è un atto di padronanza di sé… Quando il tempo del ritorno è arrivato uno non dovrebbe trincerarsi dietro a scuse banali, ma dovrebbe guardarsi dentro esaminare se stesso. E se uno ha fatto qualcosa di sbagliato dovrebbe nobilmente risolversi a confessare la propria colpa.” Se uno perde questo istante nel tempo, la ‘sfortuna’ esterna lo coglierà. “La ‘sfortuna’ ha una causa interna in un atteggiamento sbagliato nei confronti del mondo”.
Qui, anche, abbiamo un aspetto duplice del ‘Ritorno’ come nella ben conosciuta questione del lavoro, o della grazia. Da un lato il Ritorno accade spontaneamente, in un particolare momento nel tempio (grazia); dall’altro lato uno può fallire nel prendere la giusta decisione morale e quindi cadere nella disarmonia con il Tao, il Senso, il Significato, e quindi nella ‘sfortuna’. Dopo un’accurata osservazione di se stessi (lavoro su di sé, fatica, sofferenza) durante questo processo di ritorno o di osservazione uno potrebbe venire a capo della seguente descrizione di questa situazione: se uno è preso in una proiezione che disturba il proprio adattamento, sia che si tratti di una attrazione piena di fascino o di odio o di ostinazione nell’attaccarsi a una teoria o idea, all’inizio uno è trasportato lungo una corrente di potenti affetti, come anche dal desiderio o da una richiesta interiore (di ‘divorare’ l’oggetto amato, di distruggere il nemico, di forzare un’idea sugli altri). Questo porta a un comportamento che è costantemente squilibrato con il mondo esterno, quindi conflitti e delusioni ne risultano.
Orgoglio e sfida conducono a maggiori preoccupazioni e spingono in avanti nella stessa direzione. Se l’affetto è diretto verso l’interno può portare a fantasie di suicidio.
Quando la sofferenza è durata abbastanza, così a lungo che l’ego e la sua forza sono crollati e uno comincia a sentirsi ‘piccolo e cattivo’, allora arriva il momento di grazia in cui la riflessione è possibile, quando c’è un rovesciamento del flusso dell’energia, che ora scorre via dall’oggetto o dall’idea verso di sé o meglio verso il Sé. Uno diventa calmo, tranquillo, o piuttosto ‘qualcosa in se stessi diventa tranquillo’. L’insight (presa di coscienza) nella proiezione stessa è a quel punto di solito una cosa molto semplice, non è più una questione di ‘sì, ma…’ anche se quando l’orgoglio è ferito si può ancora andare avanti a lamentarsi per un po’. La parte più dolorosa di questo processo è il riconoscere che attraverso il precedente atteggiamento o comportamento sbagliati uno ha perso molto tempo utile o anche, grazie alle sue convinzioni ‘sacre’, si è reso colpevole di gravi misfatti. …”

 

Da: Carl Gustav Jung. Seminario 1928-30, Analisi dei sogni, Bollati Boringhieri ed., 2006.

Pagina 145-6:

“…Nell’Yi Jing c’è un esagramma, il numero 50, che si chiama Il ‘Crogiolo’. Secondo il professor Wilhelm, una pentola con tre gambe rappresenta, nello yoga, la tecnica di produrre l’uomo nuovo. Nella pentola c’è qualcosa di molto buono, il pasto del re, in cui c’è il grasso del fagiano. Ecco il pollo. Questa parte del sogno suggerisce che il centro del non-Io non esiste realmente in se stesso, ma dev’essere prodotto, con gran cura, dal paziente stesso.
Parte del testo del ‘Crogiolo’ recita: ‘Legno su Fuoco./L’immagine del Crogiolo./Così l’uomo superiore consolida il proprio fato/Rendendo corretta la propria posizione (…) Un ting con le gambe rovesciate’ (Tutto il contenuto è stato gettato via, quindi è di nuovo pronto per l’uso). ‘C’è cibo nel ting./I miei compagni sono invidiosi,/Ma non mi possono arrecare danno (…) Il manico del ting è alterato. Si è impediti nel proprio cammino di vita.Il grasso del fagiano non viene mangiato. /Quando cade la pioggia, il pentimento svanisce (…) Le gambe del ting sono spezzate. / Il pasto del principe è rovesciato (…) il ting ha manici gialli con anelli d’oro (…) Il ting ha anelli di giada’ (Il che significa grande fortuna). ‘Nulla che non sia propizio.’ L’idea della pentola deriva da una sorta di vaso sacrificale usato nel culto taoista degli antenati. E’ un simbolo dell’utero spirituale in cui si forma il nuovo essere. E’ la stessa cosa del krater dei primi cristiani, o della storta degli alchimisti, in cui si crea il nuovo essere. Nella pentola vengono gettati insieme frammenti di cose che normalmente non si mescolano, ma che nel fuoco si uniscono e producono l’oro, l’uomo nuovo. In questo modo la pentola ottiene manici d’oro e prfino di giada, il materiale più prezioso, il lapis lapidum, la pietra delle pietre.
Troviamo la stessa idea nell’alchimia medievale; il lapis lapidum è la pietra dei filosofi. L’idea che i fagiani vengano cotti nella pentola come pasto per il principe è usata perché l’intero procedimento di cottura si riferisce alla quinta linea dell’esagramma, il posto del signore del segno. La quinta linea è l’oro, il principe che deve essere creato, l’uomo nuovo. Ma prima bisogna catturare il fagiano, il fagiano deve essere abbattuto. Nell’yi Jing c’è molto simbolismo di caccia. Tutto ciò significa che il fascio di istinti dell’uomo, il suo caotico insieme di istinti, non è per nulla integrato. Gli istinti sono estremamente contraddittori, e l’uomo è lacerato da questa contraddizione. Sono come animali in uno zoo, che non si amano affatto, si mordono l’un l’altro e tentano di scappare. Quindi se si vuole fare qualcosa per quel fascio di istinti che si è, si deve dar la caccia agli istinti, metterli insieme e trasformarli. L’immagine suggerisce che si devono raccogliere cose rare provenienti da tutto il mondo, cuocerle insieme nella pentola, e allora può apparire qualcosa, forse l’oro. Questa è l’idea del sogno. Ci sono quattro animali che tentano di scappare, devono essere catturati e messi nella pentola. Al paziente sembra che uno di loro sia pronto da mangiare. Il pasto è pronto, per l’uomo perfetto. Gli istinti sono il cibo che deve essere tenuto sul fuoco e trasformato. Questa è la preparazione del cibo del principe. Dopo un processo del genere non si è più lacerati dalle coppie di opposti, ma si è in accordo con se stessi, l’antico desideratum. … Il disegno suggerisce che il sognatore deve andare dappertutto, secondo lo schema, andare ai quattro angoli del mondo, non soltanto una, ma due volte. Deve fare il grande viaggio dell’errore nel mondo dell’illusione, per sperimentare ogni cosa. Ogni cosa che gli accade è lui stesso. Questo viaggio è la caccia e, una volta compiuto, hanno luogo il processo di cottura e la creazione dell’essere che è uno. Parti importanti di noi ci aspettano nel mondo, e dobbiamo avere in sorte un particolare destino per poter sperimentare proprio quell’aspetto. Se lo sperimentiamo è in gabbia, e assaggiamo quel pollo. Il fato deve essere vissuto in questo senso, per poter sperimentare altri aspetti di noi stessi da integrare in seguito. …”

Pagina 271:

“… Spesso ci imbattiamo in un muro troppo alto, non lo possiamo scavalcare e rimaniamo lì a fissarlo. Il razionalismo dice: ‘Non c’è possibilità di scalcarlo, vattene via.’ Lo sviluppo naturale, tuttavia, ha condotto il paziente in una situazione quasi impossibile, per mostrargli che quella è la fine delle sue soluzioni razionali. Era destinato ad arrivare lì e forse anche a starci, a mettere radici, a crescere come un albero; a superare l’ostacolo col tempo, a crescere sopra il muro. Ci sono cose, nella nostra psicologia, che oggi non hanno risposta. Si può essere di fronte a un muro di pietra, ma si può star lì e crescere, e in sei settimane o un anno si crescerà più alti di lui, L’Yi Jing lo esprime in modo molto bello (Esagramma 34). Una situazione del genere, che sembra quasi senza speranza, è descritta così: ‘Una capra dà di cozzo contro una siepe e vi rimane impigliata con le corna’. Ma nella riga seguente si dice: ‘La siepe si apre; non ci si impiglia. La forza dipende dall’assale di un grande carro.’ Quindi, se si riesce a smettere di dar di cozzo contro la siepe, le corna non si impiglieranno più e si avrà quanto prima la forza di un carro a quattro ruote. In natura esiste un altro modo, quello dell’albero. E’ contrario al razionalismo e all’impazienza dell’animale uomo, concupiscenza che vuole balzare sulle cose come una tigre. L’albero sta fermo, cresce, mette radici, e alla fine supera l’ostacolo…..”

 

Da: Marie Louise Von Franz. Nike e le acque di Stige, in: Le stagioni della vita, RED ed. 1992.

pag. 108-110:

“… Secondo il mito, il problema consiste nel fatto che le acque di Stige non possono essere raccolte perché distruggono qualsiasi contenitore. In un’ottica psicologica, si tratta di un problema ‘creativo’. Nel testo cinese Yi Jing c’è un capitolo che getta ulteriore luce sull’argomento. Si tratta del capitolo relativo all’esagramma 7, ‘L’Esercito’, identificato con l’acqua sotterranea, come l’acqua di Stige. Veniamo qui a sapere che l’antica Cina aveva un esercito popolare e che proprio come la terra nasconde l’acqua freatica, così la popolazione contadina nascondeva un esercito al quale ricorrere in momenti di pericolo. In senso più ampio, l’immagine sta a significare che sotto il livello cosciente (terreno) si nasconde un potenziale di tensione che può diventare pericoloso qualora non sia controllato.
Come ebbe a sottolineare Jung, quando questo esagramma si riferisce a una situazione individuale, segnala la pericolosità del momento pre-creativo. Molti artisti e scienziati creativi conoscono bene lo stato di grande irritabilità o di umore depresso e persino distruttivo che spesso li assale prima dell’atto creativo. Come indicano i sogni, questo stato emotivo deriva dal fatto che, per così dire, troppa acqua si è accumulata sotto terra, troppo grande si è fatto il potenziale energetico, che, in mancanza di uno sbocco creativo, può degenerare in prepsicosi. Sul piano collettivo, dove accade altrettanto, la psicosi si manifesta sotto forma di guerra.
Anche le singole linee dell’esagramma 7 sono molto rivelatrici. La prima linea recita: ‘Un esercito deve mettersi in moto in buon ordine. Se questo non è buono, minaccia sciagura’. Si tratta dunque di non lasciarsi sopraffare dalla depressione che precede l’atto creativo, ma di conservare la coscienza lucida e proseguire serenamente le proprie attività. La seconda linea afferma: “Nel mezzo dell’esercito! Salute. Nessuna macchia. Il re conferisce triplice onorificienza’. Qui si intende il comandante e la sua funzione nell’esercito; egli sarebbe la coscienza individuale al servizio del re, cioè del Sé. La coscienza si accosta al conflitto in modo attivo, lucido, senza lasciarsi trascinare dagli eventi. Il sé, rappresentato dal re, può così aiutare l’io. Nella terza linea leggiamo: ‘L’esercito conduce per avventura cadaveri con sé nel carro’. Il commento parla di una sconfitta, subìta perché una persona non competente (un ragazzo) si è immischiato nella condotta della guerra. l’insuccesso è causato da infantilismo e da psicosi di massa. La quarta linea parla di una ritirata ordinata e non pone problemi. La quinta linea è invece più complicata e recita: ‘Nel campo vi è selvaggina. E’ propizio trattenere le parole. Senza macchia. Il più anziano conduce l’esercito. Il meno anziano conduce cadaveri. Allora la perseveranza reca sciagura’. Il commento parla di selvaggina che irrompe nel campo devastandolo, volendo così significare un’invasione da parte del nemico. Il più anziano è esperto nella strategia militare; il meno anziano, che conduce cadaveri, è invece un irresponsabile che combatte alla cieca. Spiegherò più oltre il significato dell’irruzione della selvaggina.
L’ultima linea parla di un uso giusto e di uno non giusto della vittoria e afferma che non si devono lasciar giungere al potere uomini comuni. Per noi è importante constatare come in Cina, ‘l’acqua che è sotto terra’ abbia un significato analogo a Stige, vale a dire la pericolosità e le grandi potenzialità insite nello stato pre-creativo, il quale può sfociare non solo in un rinnovamento, ma anche in stragi, guerra e morte.
(…) Nella quinta linea del settimo esagramma dell’Yi Jing, l’esercito’, da noi già citato, si legge: ‘Nel campo è selvaggina. E’ propizio trattenere le parole’. Qui si intende un animale selvatico che ha invaso i campi, animale che il commento riferisce al nemico e a anche a una selvaggia indisciplina presente nell’esercito, la quale deve essere eliminata.
Troviamo questo stesso concetto più esplicitamente espresso nell’esagramma 26 dell’Yi jing, il quale ha ha per immagine sotto il cielo ‘il creativo’ e sopra la montagna ‘la quiete’. E’ un segno questo che descrive il modo in cui le energie creatrici cominciano ad affermarsi nel collettivo. Leggiamo nella quarta linea: ‘La tavoletta di riparo di un torello. Gran salute.’ e nella quinta: ‘il dente di un cinghiale castrato. Salute.’ Il commento consiglia di ‘combattere la ferocia che sta per erompere prima che essa si manifesti’ oppure ‘di non combattere direttamente gli istinti primitivi dell’uomo, ma di eliminare le radici della selvatichezza’. Anche qui si tratta di evitare un’esplosione psichica distruttiva mediante il controllo creativo delle energie inconsce.”