A GAP IN NATURE (versione italiana), di Paul Thomas, settembre 2018, prefazione al libro fotografico ‘UOMINI ALBERI PIETRE’

A gap in nature

and Antony,

Enthroned i’ th’ marketplace, did sit alone,

Whistling to th’ air, which, but for vacancy,

Had gone to gaze on Cleopatra too

And made a gap in nature.

E Antonio,

in trono in piazza del mercato, restò lì solo

a fischiettare all’aria, che se non fosse stato per il vuoto

che avrebbe fatto, sarebbe volata anch’essa a contemplare

Cleopatra, lasciando un vuoto alla stessa natura.

William Shakespeare, Antonio e Cleopatra, Atto 2, scena 2

In questa prima pubblicazione delle fotografie di Maurizio Albertini c’è molto da ammirare, il che va pari passo con alcuni commenti che fa nella sua introduzione. Al di là della padronanza tecnica e dell’impatto iniziale di bellezza che le fotografie suscitano, altre qualità stimolano la curiosità dell’osservatore, qualità che la professione di psichiatra e la comprensione del processo della percezione gli hanno fornito.

Molte fotografie consentono all’osservatore allo stesso tempo un coinvolgimento palpabile e un distacco dalle immagini. L’esperienza è spassionata, ma all’interno dell’immagine c’è l’eccitazione di qualcosa che accade a distanza. È come se avesse messo un velo sulle immagini, ma il velo è completamente invisibile. Le ha fissate con un distacco.

A volte questa sensazione è potenziata all’interno di una fotografia. A mio parere non a caso ha incluso alcune inquadrature con una prospettiva che ti trascina dentro. La bellezza di una valle o il confrontare una persona con la natura, sono temi secondari in questi scatti. Piuttosto sembrano una misura del tempo. Si presentano come un tunnel in uno spazio vuoto in cui ci ritroviamo coinvolti con l’anonima sagoma nera di un camminatore che si dirige verso il nulla, o come se antiche capanne, attrezzature dismesse, rocce e rupi fossero gettati casualmente là per essere risucchiati nell’infinito.

Persino le fotografie dell’acqua che sgorga sembrano incarnare quest’aura di distacco. Forse le uniche immagini che resistono a questo effetto appartengono alla meravigliosa serie di foto scattate nell’arena nell’Anfiteatro di Arles, dove l’azione è così esplosiva e dinamica che è difficile non esserne colpiti. Si può quasi percepire Albertini lottare come un pescatore che ha preso all’amo un leviatano.

Emergono anche temi sociali. Sono ovvi aspetti di modernità e non la preoccupazione principale dell’artista, ma non per questo meno importanti. E poi, ogni tanto, c’è un pizzico di sensualità, che Albertini farebbe bene a sviluppare, secondo me.

In effetti, nemmeno per un istante quello che potrei chiamare, usando una citazione di Shakespeare, il “gap in nature” trasmette freddezza o indifferenza. Prova chiaramente un senso di gentilezza e tenerezza nei confronti delle persone che ritrae e amore per il mondo fisico.

Da esperto scienziato Albertini è in ottima posizione per percepire il dettaglio delle cose e degli ambienti naturali che la cultura nel XXI secolo ha sempre più associato con la bellezza della natura e collocato all’interno di molti discorsi sull’estetica. Molte fotografie mostrano una bellezza iniziale nel dettaglio della natura degna di una scultura e poi, talvolta, un potente confronto con le persone.

Allo stesso modo, nei contesti sociali o nelle persone che fotografa non c’è ironia o satira ovvia e superficiale, trappola in cui un artista meno dotato potrebbe facilmente cadere. Questo si nota, ad esempio, nella serie di fotografie di artisti circensi una delle quali ha vinto una esposizione nella Sezione Aperta del Sony World Photography Awards 2018. C’è un buon equilibrio nei suoi esseri umani. Una performance spoglia, spartana, che riceve poca gratificazione sotto un tendone vuoto. A volte rasenta il mostruoso, spesso una visione sorprendente della vacuità della cultura moderna, ma poi c’è anche sensualità nei corpi nudi, la chiara dedizione, la disciplina, la competenza e la concentrazione di un solitario interprete degno del film Cabaret. La stessa concentrazione eguagliata dalla meravigliosa contorsione della vecchia che strizza un panno, che cattura un lavoro che non è cambiato da secoli ed è ancora comune nei villaggi montani della Liguria e della Provenza.

Gli esseri umani di Albertini vengono catturati nello spazio, anche quando siamo vicini a loro domina lo spazio che li circonda e spesso c’è il senso di mezzo vuoto, ma sono catturati e trattati con amore e rispetto.

C’è molto altro che potrei dire su queste fotografie, ma forse è meglio che io lasci il resto a voi lettori e osservatori.

Paul Thomas

Luglio 2018 Imperia, Italia.

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